
KOKO CAFFÈ
Design geometrico e carattere deciso: per questo progetto abbiamo creato un logotipo che omaggia le origini della materia prima. La trama, ispirata al lavoro dei raccoglitori, diventa un elemento grafico distintivo applicabile sia in ambienti formali che informali.
Cliente
Koko Caffè
Servizi
Il contesto: un caffè che deve stare sullo scaffale e in strada
Koko Caffè vende miscele confezionate e serve caffè da asporto. Sono due contesti con esigenze opposte: sullo scaffale la confezione compete ferma, in mezzo ad altre venti, e ha tempo di essere letta; in strada il brand passa su un bicchiere di carta, si vede per un secondo e da tre metri di distanza.
L'identità doveva funzionare in entrambi i casi senza diventare due identità diverse. È il motivo per cui il progetto si regge su un solo elemento forte, la trama, e su un marchio volutamente compatto.
Il logotipo: due alfabeti che si sovrappongono
«KOKO» è composto in un carattere geometrico pesante, costruito con tagli obliqui: le K sono cunei, le O hanno le pance chiuse da diagonali. È un lettering rigido, quasi industriale, in un marrone scuro di caffè tostato.
Sopra, sfalsato e in appoggio sulla linea di base, corre «Caffè» in uno script corsivo pieno e retrò, in ocra dorata. I due pezzi non sono allineati: il corsivo invade lo spazio del geometrico e ne interrompe la sequenza.
La tensione fra i due registri è il punto. Il geometrico porta l'origine della materia prima e il rigore della torrefazione; il corsivo porta il gesto quotidiano, il bar, la tazzina. Un marchio con solo il primo sarebbe stato freddo; con solo il secondo, l'ennesima caffetteria vintage.
La trama dei raccoglitori
L'elemento che copre tutto è un pattern a bande verticali che alterna tre motivi: file di anelli — il chicco visto in sezione —, linee a zigzag e filetti continui. Il riferimento sono le trame dei tessuti e delle ceste intrecciate dei raccoglitori, la parte della filiera che di solito nel packaging del caffè non si vede mai.
La trama esiste in due versioni. Quella piena, marrone su avorio, ad alto contrasto: è quella che va sulle buste, dove serve presenza. Quella lineare, disegnata a filo sottile: è quella che riveste le superfici grandi — il furgone, gli interni — dove la versione piena sarebbe stata soffocante.
Avere due pesi dello stesso motivo, invece che due motivi diversi, è ciò che tiene insieme un tote bag e un veicolo intero senza che sembrino due brand.
Un colore per ogni miscela
Le buste sono identiche per trama e formato: cambia solo il colore del logotipo, che diventa il codice della miscela. È un sistema che riduce i costi di produzione — un unico impianto di stampa per la trama — e semplifica la scelta a scaffale, perché il cliente abituale cerca un colore, non legge un nome.
- Arancione — miscela classica
- Azzurro — decaffeinato
- Verde — arabica
Dallo scaffale al truck
Il sistema è stato applicato lungo tutto il percorso del prodotto: buste doypack richiudibili per la vendita, bicchieri da asporto in cartoncino kraft con fascia stampata, shopper in cotone nelle due versioni della trama.
L'applicazione più estesa è il van attrezzato a caffetteria mobile, rivestito integralmente nella versione lineare del pattern: da lontano legge come un tessuto, da vicino si riconoscono gli anelli. È la prova che il motivo regge anche fuori dalla scala del packaging, che è poi la condizione perché un pattern diventi davvero l'identità di un marchio.



